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- Erbe, animali e cieli nella gabbia. Lettere dal carcere di Rosa Luxemburg tra 1915 e 1918 [di Stańczyk]
- Sinistra radicale e liberazione animale: quali prospettive? [di Agattina]
- Comprendere il conflitto. Panoramica su un secolo di Sudan [di Emporio Ivankov]
- Pregi e difetti del Labriola di Manfredi [di Gervasio]
- Labriola e il senso della storia [di Manfredi]
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Erbe, animali e cieli nella gabbia. Lettere dal carcere di Rosa Luxemburg tra 1915 e 1918 [di Stańczyk]
Un ardente desiderio di primavera. Erbe, animali e cieli nelle lettere dal carcere è una raccolta di lettere dal carcere scritte da Rosa Luxemburg tra il 1915 e il 1918, curata da Danilo Baratti e Patrizia Candolfi e pubblicata da … Continua a leggere
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Sinistra radicale e liberazione animale: quali prospettive? [di Agattina]
“La mancanza di un approccio critico nei confronti del cibo che mangiamo dimostra fino a che punto la forma merce sia diventata il modo principale con cui percepiamo il mondo: non andiamo oltre ciò che conosciamo, quello che Marx chiamava … Continua a leggere
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Comprendere il conflitto. Panoramica su un secolo di Sudan [di Emporio Ivankov]
Da dove iniziare? È la domanda che chiunque sia intenzionato a comprendere l’attuale situazione in Sudan si pone quando inizia ad addentrarsi nelle vie di questo conflitto. Districare le maglie di un contesto bellico così complesso non è certo un’ … Continua a leggere
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Pregi e difetti del Labriola di Manfredi [di Gervasio]
[Commento all’articolo “Labriola e il senso della storia”, di Manfredi] A quali condizioni è possibile trovare nella storia una vera conoscenza? La storia ha un senso senza risultare teleologica? In che modo la conoscenza che si trae dalla storia può … Continua a leggere
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Labriola e il senso della storia [di Manfredi]
Se quella della storia non è una scienza dura, da cui trarre posizioni univoche e determinismi, è comunque possibile trovarvi una vera conoscenza? A quali condizioni la storia ha un senso senza risultare teleologica? E infine, in che modo la … Continua a leggere
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Sui fatti del 16 ottobre e le mobilitazioni per la Palestina
Un’infinità di gocce può cadere in un bicchiere senza conseguenze, ma una singola goccia, pur cadendo esattamente come le altre, alla fine ne fa tracimare il contenuto. Le piazze sono tornate ad essere popolate, in massa, dopo anni di passività. … Continua a leggere
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Lettera aperta al Dipartimento: contro il Genocidio, mobilitiamoci per la Palestina!
30 settembre 2025 Al Direttore di Dipartimento, all3 professor3 ordinari3 e associat3, a ricercator3, alla responsabile amministrativo-gestionale, all3 rappresentanti del personale tecnico-amministrativo, dell3 assegnist3 di ricerca e dell3 student3, all3 organizzator3 dell’incontro di giovedì, a nome del coordinamento studentesco di … Continua a leggere
Il Pessimismo Attivo di Antonio Gramsci
[di Manfredi] Nel corso della produzione di Antonio Gramsci a partire dal 1920 ricorre più volte un’espressione di Romain Rolland: “pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”1. Nei quaderni si ritrova come critica all’attitudine di chi è pronto a tralasciare di considerare … Continua a leggere
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Allarme Democrazia! Sulle infiltrazioni in Potere al Popolo e Cambiare Rotta.
Esprimiamo la nostra massima solidarietà all3 compagn3 di Potere al Popolo e di Cambiare Rotta che negli scorsi mesi sono stat3 vittime di infiltrazioni da parte di agenti di polizia sotto copertura. Nelle scorse settimane Potere al Popolo, con l’aiuto … Continua a leggere
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Femminismi e antispecismi: un’alleanza necessaria [di Ninel]
Abstract:
Le lotte antispeciste e femministe vengono spesso considerate separate, ma è davvero così? Entrambe nascono da un’unica matrice di oppressione: il dominio patriarcale, che impone gerarchie e trasforma i corpi – umani e non – in oggetti da sfruttare. La mascolinità tossica non si limita al controllo delle donne, ma si estende agli animali. Si prenda come esempio il consumo di carne: questo viene elevato a simbolo di potere e virilità; mangiare carne diventa un’affermazione di forza, mentre i cibi vegetali, considerati meno nutrienti, vengono associati alla femminilità. Ma non è forse questa una costruzione culturale che serve a mantenere lo status quo?
Il linguaggio è il primo strumento di questa oppressione. Le donne vengono animalizzate e gli animali femminilizzati, creando un intreccio simbolico che giustifica e rafforza la subordinazione di entrambi. Parole come “vacca” e “cagna” rappresentano l’intersezione tra sessismo e specismo, denigrando sia le donne che gli animali attraverso un lessico che riduce entrambi a esseri inferiori. Questo processo si manifesta anche nella manipolazione linguistica che cela la violenza sugli animali: non mangiamo “animali morti”, ma “bistecche” e “prosciutto”. La trasformazione semantica dei corpi in prodotti alimentari è un atto simbolico che dissocia il consumatore dalla realtà della sofferenza e della morte, proprio come avviene nei discorsi che minimizzano o normalizzano la violenza sulle donne.
Ma il controllo non è solo discorsivo: è materiale, fisico, brutale. Nel capitalismo patriarcale, il corpo diventa merce. Le donne subiscono sessualizzazione e sfruttamento proprio come le femmine non umane vengono violentate, ingabbiate, costrette a gravidanze continue e private della loro maternità e dignità. Il loro valore si esaurisce con la loro capacità di produrre: quando smettono di essere “utili”, diventano carne da macello. Non è lo stesso schema con cui il patriarcato tratta le donne, sfruttandole e poi scartandole quando non rientrano più nei canoni imposti?
La violenza segue sempre lo stesso copione: si sottomette l’altro, lo si immobilizza e lo si priva della sua identità per esercitare il dominio. Gli animali vengono considerati privi di coscienza e sentimenti per giustificarne lo sfruttamento, così come le donne vengono relegate a ruoli subordinati. Ma possiamo davvero definirci femminist* se ignoriamo queste connessioni? Machismo e Specismo sono due facce della stessa oppressione. Accettarne uno significa legittimare entrambi. Non esistono gerarchie tra gli oppressi: chi sceglie di non mettersi in discussione, perché non direttamente toccato da una forma di oppressione, diventa complice del sistema che lo alimenta. Per questo, i Femminismi devono essere Antispecisti e gli Antispecismi devono essere Femministi.
Solo smantellando ogni forma di dominio potremo arrivare alla vera liberazione. Continua a leggere
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Contrassegnato antispecismo
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